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Sintesi, astrazione, fantasia

Benedetta Cappa: macchina pinnata di femminilità
Anna Maria Ruta

BENEDETTA CAPPA: MACCHINA PINNATA DI FEMMINILITÀ

Anna Maria Ruta

Il poeta Luciano Folgore fu costretto a scegliersi un nome d’arte: era nato Omero Vecchi, poveretto, onomastica che sembra un manifesto del passatismo, sommo scorno e anatema per un futurista. Molto più fortunata la pittrice Benedetta Cappa, che nacque col nome fumigante di una ciminiera, il nome svolazzante di un mantello, il nome fulmineo ed esotico di una consonante. E infatti Marinetti sposò quella cappa benedetta, e sicuramente fu orgoglioso di aver sposato un nome tanto energico e dinamico. Paolo Buzzi parlò della “macchina pinnata ed alata della sua femminilità deliziosa” e la definì “bella abbandonatrice di sistemi”. Anna Maria Ruta ce la ripresenta in questo articolo come una che in verità non abbandonò i sistemi, ma li riformulò, conciliando in straordinarie intuizioni il dinamismo futurista a un lirismo tutto mediterraneo; le fotografie di Luciano Romano ci mostrano le cinque tele dipinte da Benedetta Cappa per il Palazzo delle Poste di Palermo, luogo che merita una piena riscoperta.