De arte (venandi)
DE ARTE (VENANDI)
Paolo PlebaniIl Musée Condé di Chantilly conserva un codice di argomento venatorio, forse copia di quello posseduto da Federico II di Svevia e testimone delle fonti da lui consultate per la redazione del suo celebre trattato di falconeria De arte venandi cum avibus. Da quando l’allevamento è diventato la principale via di approvvigionamento di carne, la caccia è rimasta soprattutto un nobile passatempo: non deve quindi stupire che un sovrano si occupasse di redigere un manuale a riguardo, né che la cattura di certi cervi fosse riservata al re (e abbia rischiato di costar la testa a Robin Hood). Nello stesso Museo Condé, il Libro delle Très Riches Heures del Duca di Berry (nella pagina qui accanto il mese di agosto) dimostra magnificamente l’ambito cortese di questo svago. Ancor più raffinata, perché è uno svago nello svago, è la testimonianza offerta dai due mazzi di carte venatori di Stoccarda e di Vienna: carte da gioco che illustrano un altro passatempo; grazie alle parole di Paolo Plebani, curatore della mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna all’Accademia Carrara di Bergamo, offriamo questi mazzi al nostro lettore, che può così sfogliarli, svago nello svago nello svago.