L’italiano in Tangeri
PREFERISCO IL CALEIDOSCOPIO
Marco RiccòminiRispetto a un disegnatore mediocre “Je préfère le kaléidoscope – diceva Baudelaire – che fornisce disegni a scialli e tappeti, e il suo ruolo è modesto”. Davvero un prodigio d’amabile modestia è quel piccolo apparecchio di colori e di specchietti, che crea meravigliose geometrie senza compiacersene, senz’avvedersene, meccanicamente e casualmente, continuamente, in un susseguirsi costante di effimere simmetrie che non permangono neanche la frazione di secondo necessaria a contemplare la loro perfezione. Ma non disdegna d’esser citato, di suggerire disegni come scriveva Baudelaire. Un campionario di geometrie di caleidoscopio cristallizzato sembra il Palazzo delle Istituzioni Italiane di Tangeri, raro esempio di orientalismo autentico, fatto erigere dal sultano Mūlāy ’Abd al-Ḥafīz, che però non vi abitò mai, fissato in questo articolo attraverso la lente di Massimo Listri – altro caleidoscopio di simmetrie – e la penna di Marco Riccòmini.