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La vittoria mutilata

Fortezza e austerità
Giorgio Villani
Fotografie di Massimo Listri

FORTEZZA E AUSTERITÀ

Giorgio Villani

Fra le due guerre, pare girasse fra i professori di latino della Capitale la battuta secondo la quale la definizione di “biondo Tevere” (resa immortale dal VII Libro dell’Eneide) fosse da ricollegarsi alla proverbiale sporcizia delle acque del fiume. Così l’altrettanto proverbiale cinismo degli abitatori dell’Urbe metteva in burletta al contempo uno dei poemi fondamentali della cultura europea e un fiume che per secoli fu sacro; ma i romani sono così: abituati ad antiche grandezze, sembrano aver visto tutto e di tutto fanno scherzo. Passeggiando lungo l’argine del biondo Tevere, per esempio, neanche notano l’edificio che s’incunea fra il mausoleo di Adriano (oggi Castel Sant’Angelo) e il Palazzo di Giustizia (per loro “er Palazzaccio”); eppure quell’edificio quasi ignoto, se non fosse fiancheggiato da tali giganti, giganteggerebbe a sua volta: progettato da Marcello Piacentini, custodisce opere di Sironi, Wildt, Martinuzzi, Santagata. Si tratta della Casa madre dell’Associazione Invalidi e Mutilati di Guerra, ispirata ai principi di fortezza e austerità proclamati dal suo presidente Carlo Delcroix. La riscoprono per noi la penna di Giorgio Villani e l’obiettivo di Massimo Listri.