La più curiosa delle Wunderkammer è la bottiglia di vino
LA PIÙ CURIOSA DELLE WUNDERKAMMER È LA BOTTIGLIA DI VINO
Ella Capaldo, Pietro MercoglianoChiusi negli armadi e nelle vetrine della Wunderkammer, i tesori del mondo sussurrano di un tempo passato, quando il corno del narvalo, ora sapientemente incastonato in una pisside rinascimentale, solcava le gelide onde dei mari del nord, quando il corallo, ora ramificata corona di un ostensorio di lapislazzuli e smalto, stendeva le sue braccia dai fondali dei mari del sud, quando lo scrigno delle agate e delle malachiti era la dura terra, quando le teche dei ventagli d’avorio erano le mani d’avorio di una matrona. Ora tutti sono confluiti qui: nelle sale di un collezionista curioso che ambisce a raccogliere e collezionare il mondo intero, o perlomeno tutto ciò che del mondo lo incuriosisce; il cabinet de curiosités non è altro che questo: un catalogo del mondo, e soprattutto delle sue bizzarrie. Questi oggetti strani riuniti in una stanza (o in una serie di stanze) sono preziosi in virtù dell’ambiente che li ha generati: una certa armatura istoriata perché apparteneva all’imperatore Massimiliano, un certo fucile cesellato perché fu imbracciato da Rodolfo, un certo orologio perché fu donato a Napoleone, un certo tripode perché fu commissionato da Alessandro; e i nautili perché percorrevano i mari, e i legni bruciati perché il fulmine che li annerì è più antico delle ville palladiane. Il potere di un oggetto di rimandare a una storia è ciò che lo fa unico, e forse anche ciò che lo fa bello; certo è ciò che lo fa curioso.