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Rabisch!

Ego sum abbas
Antonio Pepe

EGO SUM ABBAS

Antonio Pepe

“Io son l’abate di Cuccagna” – Ego sum abbas cucaniensis – cantano i Carmina Burana. Il titolo di abate nelle compagnie di goliardi era assai diffuso in ambiente medievale e rinascimentale; nello stesso spirito la Festa dei Folli incoronava il proprio Papa. La Corporazione dei Facchini della Val di Blenio, di cui era abate Giovan Paolo Lomazzo, andava però oltre la semplice goliardia: dietro i loro lazzi c’erano idee artistiche e filosofiche profondamente ponderate, ed il loro modello di “mondo alla rovescia” era ben più radicale e meditato di quanto non lo fosse un qualunque Carnevale. Dalle loro ricerche, condotte nella libertà spirituale e intellettuale di un colto neopaganesimo, emergono creature ibride e mostruose nelle quali – alchemicamente – il Regno minerale e il vegetale sconfinano nell’animale e nell’umano. Antonio Pepe ci conduce in una delle più misteriose pieghe della storia dell’arte.